Il procedimento di messa alla prova è ampiamente utilizzato nel diritto penale minorile, tanto che può essere concessa dal Giudice anche per i delitti più gravi, senza limiti di pena.

Essa consiste nel trascorrere un periodo fino a tre anni in famiglia o in comunità, continuando gli studi e partecipando a progetti, laboratori ed altre attività affiancati da esperti professionisti che aiutino il minore a comprendere la portata delle proprie azioni e ad allontanarsi dall’ambiente criminale, nel quale spesso inevitabilmente è cresciuto.

È il caso di un ragazzo siciliano imputato per omicidio preterintenzionale poichè aveva violentemente colpito con pugni, schiaffi e calci un anziano signore, provocandone la morte.

Al giovane imputato, verosimilmente destinato a scontare la pena della reclusione in carcere, grazie al patrocinio dell’avvocato Gianluca Ballo – socio cofondatore unitamente all’avvocato Alessandro Luciano dello Studio Legale Luciano | Ballo & Associati – veniva concessa la sospensione del procedimento con messa alla prova della durata di 3 anni circa, durante la quale il ragazzo dava ampia dimostrazione di aver compreso l’atto compiuto e le sue conseguenze.

Le relazioni elaborate periodicamente dai Servizi Sociali davano atto dell’impegno e del coinvolgimento nell’attività lavorativa svolta e nei progetti rieducativi a cui aveva preso parte.

L’esito della prova veniva dunque dichiarato valutato positivamente dal Tribunale per i Minorenni di Catania in funzione di Giudice per l’Udienza Preliminare, che dichiarava l’estinzione del reato per esito positivo della prova, evitando al ragazzo una dura condanna.

sentenza GuP

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