La metamorfosi del bullismo: come le leggi nazionali proteggono i minori nell’era digitale

Il 13 febbraio 2026 si è tenuto presso il Teatro Parrocchiale di Pontecchio (RO) l’intervento formativo rivolto ai docenti dell’Istituto Comprensivo di Polesella (RO) in tema di c.d. “cyberbullismo”: la sessione è stata presieduta dagli avvocati Gianluca Ballo ed Alessandro Luciano, soci fondatori dell’omonimo studio legale associato.

L’iniziativa è stata organizzata per la disamina del quadro normativo vigente e per la definizione delle correlate responsabilità giuridiche, al fine di fornire agli operatori del settore gli strumenti necessari per la gestione delle fattispecie connesse alla sicurezza digitale ed al contrasto dei fenomeni di “cyberbullismo” in ambito scolastico.

Il confine tra una semplice prepotenza ed un atto illecito non è mai stato così sottile come nell’epoca attuale, dove la vita dei ragazzi si muove senza sosta tra il mondo fisico e quello virtuale.

Per dare un’adeguata risposta ad una realtà in continua evoluzione, il legislatore italiano ha tracciato un percorso normativo iniziato nel 2017 e recentemente aggiornato con la legge n. 70/2024: questi interventi non si limitano a delineare una cornice di tipo punitivo, ma cercano di dare una qualificazione precisa a fenomeni complessi che colpiscono la dignità dei più giovani attraverso definizioni giuridiche estremamente ampie.

Quando parliamo di bullismo, la legge non si riferisce a un singolo episodio di litigio isolato, ma ad una serie di aggressioni o molestie ripetute nel tempo, messe in atto da un singolo o da un gruppo ai danni di un minore, mentre l’aspetto più innovativo di questa definizione è l’attenzione rivolta agli effetti psicologici che i predetti atti hanno sulla vittima: non conta, quindi, solo l’azione in sé, ma la sua capacità di generare sentimenti di ansia, timore, isolamento o emarginazione.

Il bullismo diventa così un insieme di comportamenti che spaziano dalle violenze fisiche e psicologiche alle minacce, dai furti alla derisione, fino a toccare soglie drammatiche come l’istigazione all’autolesionismo.

Il quadro si complica ulteriormente quando queste condotte si spostano nello spazio telematico, dando vita al fenomeno di “cyberbullismo”: in questo caso, la pressione e l’aggressione sfruttano la potenza della rete attraverso il furto d’identità, la manipolazione di dati personali o la diffusione di contenuti “on-line! che possono colpire non solo il minore, ma anche i suoi familiari.

L’obiettivo del soggetto agente resta quello di isolare e mettere in ridicolo la vittima, ma con un’aggravante fondamentale: la pervasività del web rende l’attacco costante e potenzialmente visibile a chiunque, amplificando il senso di vulnerabilità di chi lo subisce.

Dal punto di vista della tecnica legislativa, queste norme utilizzano un linguaggio molto ricco di aggettivi e sfumature psicologiche (una scelta particolare che nasce dalla necessità di offrire una rete di protezione più fitta possibile): in un mondo tecnologico in continua evoluzione, definizioni così ampie permettono alle autorità di intervenire anche di fronte a nuove forme di abuso non ancora catalogate, mettendo sempre al centro la tutela del benessere psicofisico del minore.

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